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Biblioteca della Comunità ebraica

Dal Quattrocento all'Ottocento Mantova fu un centro molto importante nella storia della cultura ebraica, cui arrecò vari, notevoli e spesso originali contributi. Il Cinquecento in particolare può essere considerato il secolo d'oro della cultura ebraica mantovana, sostenuta dalla notevole, non disinteressata ma comunque eccezionale tolleranza dei Gonzaga verso gli ebrei: si ricordano i nomi di Leone De' Sommi, autore di moltissime commedie e teorico della sceneggiatura; Salomone Rossi, autore di una vasta produzione musicale, sia vocale che strumentale; Abramo Colorni, ingegnere e tecnico dell'arte bellica, e inoltre la famiglia di medici Portaleone. Quasi sicuramente il Cinquecento e la prima metà del Seicento fu il periodo in cui i numerosi rabbini colti e di studiosi di valore presenti diedero vita a collezioni rilevanti di manoscritti e stampati.
Molti dei testi raccolti e annotati appartenenti a tali librerie private, di cui la più ricca fu quella formata da Marco Mortara, rabbino a Mantova dal 1842 al 1894, confluirono nella biblioteca fondata dalla Comunità nel maggio 1767, e il cui primo nucleo fu costituito dall'acquisto della collezione di 'Immanu'el Meldola, figlio del rabbino e direttore della scuola pubblica Yehudah ben Ya'aqov (m. 1752).
Ben presto questa biblioteca divenne una raccolta organizzata di notevole importanza nelle sfere scientifiche eraiche, la prima del genere nella prima metà dell'Ottocento.
I libri furono inizialmente collocati nella sala che era stata dell'Oratorio maggiore. Nel 1861 la sede fu colpita da un incendio che distrusse alcuni volumi, mentre altri furono danneggiati dall'acqua usata per spegnere il fuoco. Nel 1878, in seguito alla demolizione della sala che era stata distrutta dall'incendio, la biblioteca fu sistemata in due sale delle Pie Confraternite o Case Israelitiche di ricovero e industria (l'attuale via Gilberto Govi 11-13, sede della Comunità e della sinagoga). In tempi imprecisati, forse per mancanza di custodia, alcuni volumi furono asportati. Nel 1931, probabilmente per evitare ulteriori dispersioni se non addirittura la scomparsa della biblioteca, la Comunità ebraica, dopo aver trattenuto per sé qualche centinaio di libri di carattere esclusivamente rituale e didattico, decise di depositare i libri presso la Biblioteca Comunale.
Il fondo manoscritto comprende 161 codici in deposito e due codici di proprietà della Biblioteca, databili fra il XIV e il XVIII secolo, con numerosi esemplari miscellanei, per la maggior parte di origine italiana. Si distinguono per numero quelli di contenuto cabalistico, che sono oltre la metà; seguono opere di esegesi biblica, commenti e trattati della Mišnah e del Talmud, codici filosofici, giuridici, di astronomia e matematica.
I volumi a stampa sono 1549, di cui circa 500 furono editi nel secolo XVI e uno, la Torah di Moses Maimonides, fu stampato a Soncino, da Gersom ben M. Soncino, nel 1490. Ben rappresentata è la produzione delle tipografie ebraiche del territorio provinciale, che fu più duratura che in qualsiasi altra località italiana, coprendo un arco che va dal 1474 al 1864. Numerose sono infatti le edizioni presenti uscite dalle stamperie ebraiche di Mantova e Sabbioneta, che documentano l'attività dei tipografi Toviyyah Foa di Sabbioneta, noto per l'originalità dei caratteri utilizzati, Ya'aqov ben Naftali da Gazzuolo e Me'ir ben Efrayim da Padova, nonché i rapporti che esse intrattenevano con le famiglie di stampatori cristiani Ruffinelli e Filoponi. Fanno parte del fondo a stampa della biblioteca bibbie rabbiniche, grammatiche, dizionari, testi filosofici e di letteratura giuridica, sebbene anche in questa sezione prevalga la letteratura cabalistica.

Negli ultimi anni la biblioteca della Comunità ebraica di Mantova è stata oggetto di numerose iniziative promosse per la sua tutela e valorizzazione, realizzate anche grazie all'interessamento e a diversi contributi finanziari della Regione Lombardia. Si ricordano la riproduzione integrale su CD Rom dei 161 manoscritti e la pubblicazione dell'intero catalogo del fondo a cura del prof. Giulio Busi della Freie Universität di Berlino e del prof. Giuliano Tamani dell'Università degli studi Ca' Foscari di Venezia. Si ricorda poi l'allestimento di una mostra, Mantova e la qabbalah, sugli 81 manoscritti di argomento cabbalistico, realizzata a cura del prof. Giulio Busi in tre diverse edizioni:
- Berlino, Neue Synagoge, novembre 2000;
- Mantova, Palazzo della Ragione 2-30 settembre 2001;
- New York, Casa Italiana di Cultura Zerilli Marimò, 4-30 marzo 2002.

A corredo di questa mostra è stato pubblicato un catalogo bilingue italiano-inglese, sempre a cura del prof. Giulio Busi, uscito presso Skira nel 2001. Molti volumi in precario stato di conservazione sono inoltre stati sottoposti ad interventi di restauro.

Sefer ha-peliah Mantova, Biblioteca della Comunità ebraica, ms. 24, c. 63r
   Sefer ha-peliah.
Mantova,
Biblioteca della Comunità ebraica,  ms. 24, c. 63r


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