
Permangono presso le famiglie, gelosamente custoditi dalle rasdore di ogni età, dei quadernetti, dei brogliacci scarabocchiati, delle agende o dei singoli fogli sfusi, sui quali non sempre in modo corretto e diligente, soprattutto per quanto attiene calligrafie e stato di conservazione, le massaie hanno in passato trascritto le elaborazioni di cucina in uso nella casa, lasciando memoria di un formidabile elemento culturale fruibile dalle generazioni che si sono succedute nel tempo e che oggi, per noi che siamo alla ricerca di tangibili testimonianze del passato, assumono un valore non propriamente classificabile ma senz’altro importante.
Il significato etimologico della parola ricetta prende in esame una “elastica” prescrizione circa la preparazione di un composto di natura alimentare, ossia un cibo, una vivanda, una bevanda, una confettura, contenente l’indicazione degli ingredienti che lo compongono, i tempi di lavorazione, di eventuale cottura, e se del caso il numero dei commensali ai quali essa è indirizzata, oltre al modello ottimale di proposizione “fisica” sulla mensa, ossia alla “messa in tavola”.
Nel caso dei cosiddetti ricettari “di famiglia”, chi operava alla trascrizione degli stessi, nella maggior parte dei casi non si preoccupava quasi mai di distinguere ordinatamente i campi d’intervento – primi piatti, minestre, secondi piatti, dolci, liquori, ecc. – anche perché ciò non rispondeva a rigorosi fondamentali o a requisiti identificativi, ma raccoglieva un repertorio variegato, limitato ad un uso strettamente familiare; forse per questo a volte non si rilevano vere e proprie ricette, ma una sorta di promemoria, un memorandum al quale affidarsi per non perdere nozione di questo o quell’elemento del piatto relativo.
I frequenti errori ortografici o di sintassi riscontrabili nella scrittura, testimoniano una trascrizione affrettata o anche – spessissimo - un’alfabetizzazione sommaria, che tuttavia nulla tolgono all’importanza documentaria di elaborazioni che si presentano con titoli di estrema semplicità, ma che ad un’analisi più approfondita svelano il senso di una ricerca in campo gastronomico e di una “rimemorazione” che ha radici lontanissime non sempre individuabili.
Il ricettario in sé presuppone un’alfabetizzazione che non era sempre presente nelle famiglie. Anzi! Se parliamo di quelle povere famiglie che stazionavano nella corte agricola da un San Martino all’altro e che a fatica trovavano il modo di sostentarsi, saremo costretti a prendere atto che di ricettari non si parlava: quelle persone in larga misura non sapevano leggere e scrivere ma, soprattutto, non avevano alcun bisogno di mantenere memoria di ricette che mai avrebbero potuto porre in opera. Come dire che vi fu un tempo in cui soltanto famiglie abbienti accedevano all’istituto del ricettario per ricordare la composizione di particolari piatti. Primi, secondi o dolci che fossero. Ciò è molto importante perché ci offre anche l’immagine di un determinato ceto sociale.
Ciò premesso, al di là delle valutazioni specifiche di carattere tecnico e strettamente gastronomico, la Biblioteca Teresiana di Mantova ha ritenuto di procedere alla costituzione di un fondo mirato alla conservazione dei ricettari custoditi presso le famiglie, preziosissimo giacimento di natura gastronomica ma anche antropologica, che per i contenuti espressi merita una catalogazione che non soltanto renda fruibili ad ognuno le diverse elaborazioni culinarie, ma possa salvare dal degrado e dall’oblio un patrimonio letterario al quale si vuole invece riconoscere grande credito ed importanza.
Per questo si invitano coloro che vorranno partecipare a questo ambizioso progetto, a far pervenire brogliacci, agende, quaderni o qualunque altro supporto cartaceo identificabile in un ricettario, tanto in originale che in fotocopia o trascrizione, alla Biblioteca stessa o inviando copia digitale al seguente indirizzo email: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..
Ogni opera verrà depositata rilevando il nome e l’ambito territoriale del donatore, al fine di una catalogazione che in futuro prossimo consentirà la definizione coerentemente articolata dell’intero materiale pervenuto.